Tim Berners-Lee

Inventor of the World Wide Web, Founder of W3C, Co-founder & CTO of Inrupt

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Sir Timothy John Berners-Lee (OM, KBE, FRS, FRSA) è uno scienziato informatico britannico che ha inventato il World Wide Web al CERN nel 1989, sviluppando le tecnologie fondamentali di HTTP, HTML e URI. È cofondatore e CTO di Inrupt, un’azienda che costruisce sulla piattaforma open-source Solid per promuovere la sovranità dei dati e il web decentralizzato, e ricopre il ruolo di Founder e Direttore Emeritus del World Wide Web Consortium (W3C), l’ente internazionale di standardizzazione che ha istituito per guidare lo sviluppo del web.

Ricopre incarichi accademici come Emeritus 3Com Founders Professor of Engineering presso il MIT CSAIL e Professore presso il Dipartimento di Informatica dell’Università di Oxford, ed è cofondatore dell’Open Data Institute. I suoi riconoscimenti includono il premio ACM A.M. Turing Award (2017), il Millennium Technology Prize e il Queen Elizabeth Prize for Engineering, oltre a numerosi altri riconoscimenti.

Il Solid Project e la sovranità dei dati

Oltre al suo lavoro fondativo sul web, Berners-Lee ha dedicato una parte significativa della sua recente carriera ad affrontare ciò che considera una falla strutturale nel modo in cui i dati personali vengono gestiti online. La sua risposta a questo problema è il protocollo Solid, uno standard tecnico open-source che ha sviluppato attraverso il Decentralized Information Group (DIG), che ha fondato presso il MIT CSAIL. Solid introduce funzionalità che non facevano parte della specifica originale del web, tra cui single sign-on globale, controllo degli accessi universale e una data API che consente a qualsiasi applicazione di archiviare e recuperare dati da qualunque posizione di storage compatibile.

L’implementazione pratica di Solid si concentra su ciò che Berners-Lee descrive come Data Wallet — unità di archiviazione sicure e interoperabili che mantengono i dati di una persona consolidati sotto il suo controllo, invece di essere dispersi tra piattaforme proprietarie. La sua tesi a favore di questa architettura è che la frammentazione dei dati ne sopprime il valore reale: quando i registri sanitari, la storia finanziaria e l’attività sociale di una persona sono isolati in servizi diversi, i collegamenti tra quei punti di dati restano invisibili. Riunirli, nella sua impostazione, in uno spazio unico controllato è il luogo in cui diventano possibili insight significativi.

AI, il modello di business del web e Charlie

Berners-Lee si è confrontato seriamente con la domanda su come l’AI generativa si intersechi con le fondamenta economiche del web. Parlando al FT Future of AI Summit nel novembre 2025, ha sollevato la preoccupazione che, mentre i grandi modelli linguistici sintetizzano e presentano sempre più informazioni direttamente agli utenti, sempre meno persone visitano i siti sottostanti che generano quei contenuti. Poiché il modello di business dominante del web dipende dagli occhi umani che portano entrate pubblicitarie, un mondo in cui gli intermediari basati sull’AI consumano contenuti per conto degli utenti invece di indirizzarli alle fonti crea un problema strutturale che, a suo dire, deve essere “sostituito con qualcosa d’altro”.

Ha anche osservato che l’attuale modello basato sulla pubblicità comporta costi propri. La pubblicità altamente mirata può far sentire gli utenti sorvegliati e alcuni ne sono rimasti stanchi. La perturbazione portata dall’AI, pur destabilizzando, apre una finestra per ripensare quegli assetti. La sua stessa iniziativa, Inrupt, sta sviluppando un prodotto di AI conversazionale chiamato Charlie, che attinge ai dati personali di un utente memorizzati in un data wallet compatibile con Solid per generare risposte personalizzate, offrendo però agli utenti un controllo esplicito su quali servizi possano accedere a quelle informazioni. L’approccio riflette una filosofia di progettazione coerente: un’AI che si basa su dati personali ricchi può essere più utile, ma solo se la persona a cui quei dati appartengono mantiene una reale capacità di agency.

Questo è per tutti: memorie e advocacy continua

Alla fine del 2025, Berners-Lee ha pubblicato una memoir intitolata This Is for Everyone, una frase che in origine aveva contribuito a proporre per la Cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Londra del 2012. Il titolo racchiude il principio che ha articolato in modo costante come scopo animatore del web — una piattaforma universalmente accessibile per la conoscenza e la creatività, invece di un’infrastruttura ottimizzata per l’estrazione commerciale o la concentrazione del potere. Il libro affronta l’arco dello sviluppo del web, incluse le modalità con cui si è discostato da quell’intento originario, e sostiene un percorso per recuperare la sua natura più democratica.

Le sue più ampie riflessioni pubbliche in questo periodo sono tornate ripetutamente sul tema secondo cui i problemi del web — la concentrazione delle piattaforme, lo sfruttamento dei dati, l’erosione dell’economia pubblicitaria sotto la pressione dell’AI — sono problemi di progettazione tanto quanto questioni regolatorie. Il protocollo Solid e il lavoro svolto in Inrupt rappresentano la modalità di risposta che preferisce: standard tecnici che modificano le strutture di incentivi sottostanti invece di affidarsi esclusivamente a interventi di policy. Che si tratti del lavoro accademico al MIT e a Oxford, dello sviluppo degli standard al W3C o della spinta commerciale tramite Inrupt, questo filo argomentativo è rimasto coerente in oltre tre decenni di impegno su come funziona davvero il web.

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